"IL CANE SPORTIVO...

...un bene da coltivare e proteggere" di F.THIONE

A chi frequenta i campi di gara delle competizioni sportive cinofile sicuramente molte volte è capitato di ascoltare conversazioni tra  “agonisti” durante le quali si parlava della necessità di reperire un soggetto da impiegare nelle gare dotato di qualità  talmente marcate al punto da poter garantire sicuri successi.  Purtroppo per certi “sportivi” troppo superficiali, di solito, questa ricerca è vana, ogni cucciolo che viene preso in esame, dopo un inizio molto promettente, man mano che il lavoro prosegue presenta dei difetti tanto gravi da rendere obbligatorio il passaggio ad un altro soggetto; diventando talmente estenuante che gli stessi, presi dallo sconforto e desiderosi di tornare a calcare i campi di gara con risultati entusiasmanti, optano per trovare un cane adulto già preparato da dover solo rifinire prima di presentarsi agli appuntamenti importanti. Questo tipo di atteggiamento, ovviamente, porta molto nocumento alla cinofilia italiana che vede l’impiego di risorse professionali ed economiche indirizzarsi verso soggetti e preparatori stranieri. Tuttavia, come è lapalissiano pensare, anche in Italia vi sono allevatori che selezionano con grande professionalità soggetti in possesso di tutte le doti del cane sportivo e, quindi, anche da noi è possibile reperire un cucciolo con le stesse doti potenziali del soggetto adulto  che può essere acquistato all’estero. Per quale motivo, quindi, molti conduttori di buon livello non decidono di acquistare un buon cucciolo in Italia e di vederlo crescere durante il lavoro di addestramento fino a portarlo, da adulto, nelle più importanti manifestazioni? Il dubbio  diventa ancora più forte se si pensa  che in Italia vi sono dei grandissimi  preparatori che nulla hanno da invidiare a quelli esteri e che potrebbero garantire, a parità di materia prima, lo stesso risultato finale dei preparatori esteri dai quali è possibile reperire cani adulti addestrati ad alto livello.

Ma se il problema non è nella qualità dei cani né sulla capacità degli addestratori, per quale motivo molti conduttori “sono costretti” a dare via tanti giovani soggetti che, partiti con le migliori premesse, durante il lavoro  hanno manifestato problematiche insormontabili ed inaspettate?

A parere dello scrivente il problema consiste solo in una mentalità cinofila sbagliata e non in linea con quelle di paesi (come Germania, Austria, Belgio, etc.) dove la cultura del cane è molto più progredita. La mentalità dell’agonista italiano alla ricerca del soggetto vincente è sempre basata sulla utopistica convinzione che esista  il cane invincibile  e che, essendo tale, mostri queste doti di invulnerabilità fin da cucciolo. Quando uno di questi conduttori  riesce a trovare presso i migliori allevamenti italiani un cucciolo che sia in possesso di tutte le caratteristiche del buon cane sportivo, inizia la preparazione con una impostazione che lo porterà nel giro di qualche mese a doversi ricredere sulle qualità del cane. Infatti ogni azione che viene fatta sul giovane cane avrà solo la finalità di mettere alla prova il soggetto, affinché possa mostrare a pieno le sue qualità. Ed in questa continua escalation di difficoltà da sottoporre al cane non si rispetta più un chiaro programma di preparazione che tenga conto dei tempi di maturazione e dei periodi di sviluppo del cane, non si tiene conto dei processi mentali di apprendimento e delle conseguenze che certe esperienze negative possono lasciare nella mente del cucciolone, si pensa solo a mostrare a sé ed agli altri cosa “riesce a reggere” il proprio cane. E così si entra nell’assurdo vortice dei lanciati da 40 mt. con il cucciolone di 10-12 mesi libero, delle bastonate sempre più frequenti, dei trasporti sempre più chiusi e lunghi, delle maniche sempre più dure e degli affronti con minacce sempre più decise. E tutto questo non nell’ottica di un vero programma di preparazione ma solo per soddisfare il proprio bisogno di vedere che si ha tra le mani un “cane forte”. E’ in base a questa ottica edonistica che si inizia a lavorare con ottimi cuccioli per ritrovarsi dopo qualche mese con cani adolescenti “da buttare via”. Infatti il cane da buon essere vivente  ha dei limiti ed il preparatore incosciente è sempre in grado di trovarli ed oltrepassarli; ad un certo punto anche il soggetto più forte e motivato, dopo continue pressioni e difficoltà propinate senza logica, si trova costretto a cedere. E’ da questo momento che si incomincia ad avanzare dubbi sulle qualità del cane che inizia a girare la testa nei lanciati, a chiudere gli occhi sulla minaccia, a ringhiare sul morso ed a masticare sulle bastonate; dopo un periodo più o meno lungo di tentativi, durante i quali il cane non riesce più ad esprimere le prestazioni che precedentemente ci avevano esaltato, il cucciolone viene affidato ad una famiglia e si ricerca un altro cucciolo da rovinare. Questo fino al momento in cui non si decide di acquistare un soggetto adulto, già preparato, in modo da evitare ogni tipo di problema. Ma a rigor di logica anche questo soggetto adulto addestrato è stato a sua volta cucciolo alle prime esperienze di lavoro. Avendo all’inizio dell’articolo sottolineato il fatto che non è possibile si tratti sempre e solo di differenze caratteriali a vantaggio dei cani esteri, è ovvio che deve esserci qualcosa di diverso nel modo in cui il soggetto  è cresciuto ed ha lavorato fino all’età adulta. Infatti, proprio per una diversa e più matura mentalità cinofila di base (che fa si ad uno stage di addestramento partecipino anche 100 persone come avviene in Germania), il conduttore straniero vede il cucciolo dalle buone doti di cane sportivo come un tesoro da accudire e proteggere e non come un fenomeno di cui mostrare le doti. La crescita e la preparazione di un soggetto sportivo sono seriamente programmate e pianificate; nulla deve accadere al cane che possa traumatizzarlo o creargli delle difficoltà nell’addestramento. Il carico di lavoro è sempre proporzionato all’età ed alle doti del cane e per nessun motivo desideri di esibizionismo possono accelerare un programma prestabilito. Il cane, anche se agli occhi di un superficiale potrebbe mostrare le capacità di poter affrontare prove ben più severe anche senza aiuto, viene sempre tutelato ed ha sempre il tempo per metabolizzare ed assimilare pienamente ogni nuova lavorazione.  Il cane impara a conoscere con gradualità le novità ed ogni passaggio nell’addestramento (esempio cambio del figurante, utilizzo di una manica più dura o il lavoro da libero), viene seguito con apprensione e attenzione anche per i cani meglio dotati. Tutto l’opposto di alcuni nostri conduttori che, per mostrare le doti del loro nuovo cane,  girano ogni campo d’addestramento chiedendo solo di fare lanciati sempre più lunghi con minacce sempre più forti.

Una cosa è certa: se si incominciasse tutti a vedere il “super cane” come un patrimonio da proteggere e non come un vanto da mostrare, molto probabilmente sarebbero molti di più i buoni cuccioli che riescono a diventare ottimi cani da lavoro piuttosto che sportivi mancati.